Sguardo al Reale

Il fil rouge

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Ero piccola, papà mi portava con lui nella chiesetta del prodigio, come viene chiamata nel nostro paese, dove la Madonna un giorno mosse gli occhi. Andavamo a recitare il rosario, era maggio, ci andavamo tutte le sere del mese e quando il mese terminava partecipavamo alla processione di chiusura. Ero piccola, ma tutto è rimasto impresso dentro di me. Poi sono cresciuta, e ho iniziato ad andarci da sola o con i miei amici.

 

Ci sono stati anni di aridità, anni in cui pensavo poco a Gesù e Maria, anni in cui le tenebre mi hanno fatto molta ombra. Ma succede che tutti quei piccoli semini piantati dai tuoi genitori fin da piccolissima restano lì, aspettano che il terreno sia buono per sbocciare, per mostrare al mondo dei colori unici, impossibili da riproporre.

 

È questo che si fa quando si insegnano le preghiere ai figli, è questo che fai quando ti fai il segno della croce prima di mangiare: semini un fiore nel cuore del tuo bambino, e quel fiore stai pur certa che non potrà mai essere estirpato, potrà appassire e piegarsi un po’ col vento forte, ma le radici se sono profonde sono eterne.

Il rosario è per me come un filo che parte da lontano e che non si è mai spezzato. Ricordo i rosari antichi, quelli con i grani neri, che mia nonna teneva in tasca. Ricordo il rosario piccolino, bianco, avvolto in una mini custodia in pelle bianca che la zia suora di mio padre mi regalò quand’ero bambina e che io tenevo da parte gelosamente.

 

Il rosario è stato la corda che mi ha tenuta a galla in un momento molto difficile in cui tutto sembrava sgretolarsi. Quella preghiera a Maria, quotidiana e ripetitiva, mi ha aiutata molto, è stata la svolta, è stata la spinta a crescere e ad andare avanti.

 

Per ognuno c’è un segno, una preghiera, un incontro, un qualcosa che ad un certo punto segna il cambiamento di rotta del nostro cuore.
Ma quello che permette questo cambiamento è che quel segno, quella preghiera o quell’incontro avvengono grazie ad una persona o più persone che si fanno testimoni di Dio nella nostra vita.

 

Nulla si muove, nulla cambia se non siamo noi a fare qualcosa e a decidere di voler accogliere quel cambiamento: devi dire sì a quello che la vita ti propone, solo così potrai raccogliere i frutti della semina.

 

Non solo i genitori, ma tutti sono chiamati a testimoniare l’amore di Dio e la Pasqua, cioè la novità assoluta della risurrezione di Cristo che ci ha spalancato le porte del Paradiso.

 

Per chi non l’avesse mai fatto, per chi non avesse mai iniziato la recita quotidiana del rosario, beh, ora è il momento giusto. No, non perché c’è la pandemia o stiamo di più in casa, no. Ma perché ogni momento è il momento giusto per cambiare la rotta della propria vita.

 

Si può scegliere di camminare da soli,  lasciando le chiavi al caso e alla disperazione che ci assale non appena inciampiamo, oppure si può decidere di fidarci di Gesù che prima di morire ci ha affidati tutti a Maria sua madre. Ecco, io ho scelto, ho scelto Maria e seppure io possa cadere, sbattere la testa, sbagliare, io so che c’è sempre lei a riprendermi la mano e a guidarmi da suo figlio, so che a Lei non sfugge neanche una delle Ave Maria che dico, le prende tutte, anche quelle distratte o a pezzi.

 

Allora iniziate oggi a seminare, iniziate oggi a pregare, anche se non l’avete mai fatto, anzi soprattutto se non lo avete mai fatto. Fatelo per voi, per trovare pace, per la vostra anima, fidatevi di Lei, Maria, e pregate. Vedrete sbocciare fiori nella vostra vita e se non vedrete fiori nascere oggi saprete che quelle Ave Maria dette sono state tutte piantate nel cuore di chi ha vissuto con voi e rimarranno lì per sempre.

 

È la responsabilità dell’amore, è molto più vitale dell’insegnare a camminare o a scrivere ad un figlio, vale molto di più perché vale per sempre, per l’eternità. E anche se non abbiamo figli dobbiamo sapere che ogni nostra preghiera ha conseguenze di bontà nelle persone che abbiamo accanto.

 

 

Fonte: marthamaryandme

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Sguardo al Reale

Un progetto di Suor Lucia Brasca FMA