Sguardo al Reale

La gratitudine

thank_you
Condividi su facebook
Facebook
Condividi su twitter
Twitter
Condividi su google
Google+

 

(di Pino Pellegrino)

Educare alla gratitudine è educare alla bellezza della vita: la persona riconoscente sente la vita e l’esistere come grazia. Per questo la riconoscenza è un sentimento più forte della speranza: chi è riconoscente sente di possedere già tanto. Questo sentimento si trasforma in felicità di base e sicurezza. Gli ingrati, al contrario, sono incapaci di sentirsi soddisfatti e felici. Vivono perennemente inquieti, pieni di rimpianto per quello che non hanno e di ansia per quello che vorrebbero.

La via della gratitudine come pista per far celebrare il matrimonio più necessario e più atteso oggi: il matrimonio tra Umanità e Uomo, non ha bisogno di giustificazione: il verbo ‘ringraziare‘ profuma, di per sé, di umanità. Chi dice “Grazie!” è grazioso, gentile, signore, amabile: umano. Chi dice “Grazie!” ha un tocco di nobiltà.

 

Ecco perché la riconoscenza va difesa, ad ogni costo, perché l’uomo continui ad essere umano. Nulla è più gelido dell’ingratitudine! Così gelido che lo stesso caustico scrittore filosofo francese Voltaire un giorno ha detto: «Ho sempre detestato l’ingratitudine! Se mi avesse beneficiato il diavolo, avrei detto bene delle sue corna!».

 

Raggela il fatto che oggi soprattutto i ragazzi (ma non solo ragazzi) non fanno cenno di risposta ad un dono ricevuto a Natale, nel giorno del compleanno o dell’onomastico! Regali un libro, regali un telefonino, un indumento ultima moda e nessuna reazione come se il dono fosse un obbligo dei genitori, degli amici. Sta scomparendo un punto dell’umanità dell’uomo; è segno che mentre la terra si riscalda, i cuori si raffreddano.

 

Che cos’è successo? è mancata l’educazione al ringraziamento. Eppure le vie per la bella impresa sono lì a disposizione di tutti.

 

Una è, ad esempio, quella di ricordare che se oggi abbiamo tante comodità le dobbiamo a chi ce le ha preparate.
Oggi i bambini europei si trovano, alla nascita, una ricchissima eredità di cui non si rendono conto: hanno a disposizione le strade asfaltate, il frigorifero, i doppi vetri, la televisione, il bagno, i termosifoni… ogni ben di Dio, senza aver versato una goccia di sudore.

L’idea che il mondo non sia sempre stato così, non sfiora neppure la mente del bambino, sia pure il più geniale! È chiaro, dunque, che per portarlo alla riconoscenza, dobbiamo dirgli che i ponti non sono venuti su come funghi, che i telefonini non si trovano sulle piante come le mele, che gli orologi non si sono fatti da soli: è il lavoro di qualcuno che ci ha regalato così tante cose.

Ovviamente la conversazione sul dovere d’essere riconoscenti a chi ci ha preparato un mondo così confortevole, va fatta tenendo presente il grado di maturità del figlio, comunque senza mai salire in cattedra, senza mai un discorso frontale (sarebbe rigettato, soprattutto dall’adolescente) ma praticando il metodo indiretto.

Un esempio, per chiarire.
Siamo in piazza mentre chiacchieriamo con un amico. Ad un tratto, quando ne viene l’occasione, gli diciamo: “Ti ricordi quando in casa non c’erano i termosifoni? Quanto freddo sofferto allora! Certo dobbiamo riconoscere che è stata una bella idea quella di trovare il modo di far circolare l’acqua calda per le stanze”. L’amico risponde: “Hai ragione! Se oggi ce la godiamo così, dobbiamo ringraziare qualcuno!”.

Questo è il ‘metodo indiretto’ grazie al quale mandiamo un messaggio a qualcuno, parlando con un terzo.

 

Altra via per educare alla riconoscenza è quella di moderare il benessere.

È un dato di fatto che dare molto forma ingordi, insoddisfatti, pretenziosi. Il bambino che ha la cameretta piena di giocattoli pensa che sia diritto averne sempre più.

È indovinato il proverbio russo: “Al cieco furono donati gli occhi; pretese anche le sopracciglia!”.

Gli spagnoli hanno un proverbio terribile per ricordare che esagerare nel dare crea ingordi che non pensano a ringraziare. Eccolo l’efficacissimo proverbio: “Cria cuervos y te sacaran los ojos”, “Alleva corvi e ti caveranno gli occhi!”. “Alleva un vorace e pretenderà sempre di più!”. Altro che ringraziarti!

 

Una terza via è quella di dimostrarci riconoscenti.

È la via più potente (“La parola è suono, l’esempio è tuono!”, diceva il nostro scrittore Ippolito Nievo).

Dunque al figlio che ci dona qualcosa diciamo sempre “Grazie!”.
Al postino che è stato puntuale, diciamo “Grazie!”.
Al vigile che ci ha dato un’informazione, diciamo “Grazie!”.
Al cameriere che ci porta il cibo, diciamo “Grazie!”.

Semplici esempi di gratitudine che vi regaleranno la soddisfazione di aver educato un figlio forse non ricco, ma signore! Magnifico successo.

Complimenti anche da parte di chi scrive queste note: “Grazie!” per il vostro contributo all’ecologia umana!

Fonte: BollettinoSalesiano, maggio 2020

Fai il pieno di notizie positive cristiane

Iscriviti alla newsletter

Inserendo il tuo indirizzo e-mail riceverai una notifica appena verrà condiviso un nuovo articolo

Sguardo al Reale

Un progetto di Suor Lucia Brasca FMA