Sguardo al Reale

Qual è il tuo canto preferito?

FMA albania
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-Emilia Di Massimo-

 

Suor Malvina Doçi, albanese, racconta la storia della sua vocazione: «Non avevo mai visto suore che correvano, insegnavano, giocavano, ballavano, suonavano e parlavano con amorevolezza».

 

Nascere da una domanda

“I miei primissimi anni di vita li ho trascorsi sotto il regime comunista. Avevo solo 5 anni quando un giorno, rientrando a casa, papà annunciò che si erano riaperte le chiese. La prima Messa alla quale ho partecipato era in latino e da quel momento l’ho identificata con la gioia, con la bellezza, con la meraviglia: sentimenti che ho visto negli occhi dei miei genitori.

Una vita tranquilla la mia, in una famiglia normalissima: frequentavo la scuola, gli amici, ero impegnata nella parrocchia. Ho conosciuto le suore Angeliche di San Paolo che, dopo i miei genitori, mi hanno educata alla fede. In seguito sono andata al collegio Maria Ausiliatrice, a Scutari, dalle suore salesiane, perché i miei genitori desideravano per me una buona formazione. ‘Chi è don Bosco?’, mia mamma mi rispose: ‘È un prete che ha amato tanto i giovani e per questo è diventato santo’.

Ero felice di andare da queste suore che amavano tanto i ragazzi ma l’idea di studiare l’inglese non mi piaceva molto. Ho conosciuto così le Salesiane, definendole strane: non avevo mai visto suore che correvano, insegnavano, giocavano, ballavano, suonavano e parlavano con amorevolezza, coniugandola alla fermezza.”

Inizia così la testimonianza di suor Malvina Doçi, albanese, la quale ci regala la sua esperienza vocazionale: continuare a leggerla è scoprire il significato della sua vita.

 

Non dalle Salesiane

Un giorno come tutti gli altri ho ascoltato la testimonianza di un seminarista; ad un certo punto si è rivolto a noi giovani: “Il Signore ci vuole felici e per questo ha un progetto per ciascuno di noi, dunque dobbiamo scoprire qual è il Suo progetto”. Mi sono detta: “È proprio vero ed io sono contenta di ciò che sto facendo, di come sto vivendo la mia vita”. Il seminarista ha continuato: “Il matrimonio non è l’unica vocazione, se stimo tanto un prete o una suora potrei scegliere la vita religiosa, tuttavia ciò che è necessario è lasciare che Dio parli al nostro cuore”.

La realtà che il Signore aveva un disegno da realizzare per me, che mi voleva felice, non mi lasciava in pace. Da quel momento dovunque andavo e qualsiasi cosa facessi risuonava nel cuore l’affermazione: “Dio mi vuole felice e ha un progetto per me”. Avevo paura di pregare perché temevo che il Signore mi chiedesse di seguirlo, quindi cominciai a pregare di meno, a cambiare abbigliamento, a truccarmi perché, pensavo, così il Signore non mi avrebbe chiesto niente. Eppure non trovavo pace, non ero serena ed in me sempre affiorava l’inquietante frase.

Dopo qualche tempo cominciai ad andare in cappella per pregare da sola, non volevo che qualcuno mi vedesse, ad andare a messa ogni giorno perché volevo proprio capire che cosa il Signore volesse da me, qual era il suo progetto. Sentii forte un invito: Fidati di me e nel mio cuore presi la decisione di donarmi tutta al Signore, però non avevo il coraggio di parlarne con qualcuno. Qual era il posto giusto per me?

Avevo conoscenze e relazioni con tanti gruppi e congregazioni ma di una cosa ero sicura e lo ripetevo sempre: “Signore, dove tu vuoi, non però dalle Salesiane”.

Era la vigilia della festa di Madre Mazzarello e la direttrice della casa di Scutari, suor Carolina Costabile, mi chiamò nel suo ufficio, tremavo e pensavo che volesse mandarmi via dalla scuola e dal collegio perché il mio comportamento e i miei studi non erano eccellenti, ma mi dicevo che le suore di don Bosco amano i giovani dunque non avrebbero mandato via una ragazza. Sono entrata nell’ufficio e suor Carolina stava ascoltando un canto, mi ha invitata a sedermi e poi mi ha chiesto: qual è il tuo canto preferito? Sono rimasta meravigliata dalla sua domanda, dal fatto che mi parlasse e mi ponesse domande che non avevano alcuna relazione con gli studi, con il mio comportamento. “Malvina, ultimamente ti vedo un po’ strana, cosa ti sta succedendo, come ti posso aiutare?”

Ho cominciato a parlare, le ho raccontato tutto ciò che stavo vivendo e serbavo nel mio cuore. Lei mi ha ascoltata attentamente, mi ha invitata a partecipare al campo della Parola di Dio, all’Estate Ragazzi.

Da queste due esperienze cominciai a conoscere meglio il carisma salesiano e presi la decisione di entrare nell’Istituto per vivere concretamente la vita religiosa. Durante il tempo della formazione ho scoperto Maria Domenica Mazzarello, Cofondatrice della Congregazione, come una grande donna che ha vissuto nell’umiltà e nella gioia.

Le sue lettere, lette ed approfondite, mi hanno dato la forza ed il coraggio di donarmi al Signore, il desiderio di essere una Figlia di Maria Ausiliatrice che le somigli, che viva la propria vocazione con passione!

Malvina ha scoperto il significato della sua esistenza ponendosi una domanda che ancora oggi il Signore continua a rivolgere ai giovani: “Qual è il progetto che Dio ha per la mia vita?”.

 

 

Fonte: Il Bollettino Salesiano

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Un progetto di Suor Lucia Brasca FMA