Sguardo al Reale

Guardate a Lui e sarete raggianti

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-Anna Mazzittelli-

 

25 settembre, mattina, venerdì.

Si preannuncia un weekend molto impegnativo, ma pieno di cose belle. Sono contenta, e anche emozionata, ma questo non mi impedisce di trasformarmi in strega per convincere i miei figli a colazionarsi / vestirsi / lavarsi / ingrembiularsi / smettere di picchiarsi / uscire di casa (l’urlo per buttarsi giù dal letto l’hanno ricevuto dal padre, stavolta)… ma insomma, anche stamattina è andata.

Poi dico le lodi (so che dovrei dire “prego le lodi” ma quello che faccio è dirle, quindi userò il verbo onesto) e leggo le letture del giorno. Tento con tutta me stessa di restare fedele a questo proposito anche se nel frattempo urlo (a volte anche a metà di un salmo), perché mi dico che anche se non vedo in me miglioramenti, chissà quanto potrei peggiorare se nemmeno facessi questo sforzo ogni mattina.

Ma stamattina mi blocco.

Qualcuno guardava dentro casa mia di nascosto quando ha deciso la lettura breve delle lodi e la prima lettura della Messa?

Un pugno nello stomaco. Le copio, così sono costretta a rileggerle e resteranno qui a monito per il futuro.

 

LETTURA BREVE (Ef 4, 29-32)
Nessuna parola cattiva esca più dalla vostra bocca; ma piuttosto, parole buone che possano servire per la necessaria edificazione, giovando a quelli che ascoltano. E non vogliate rattristare lo Spirito Santo di Dio, col quale foste segnati per il giorno della redenzione.
Scompaia da voi ogni asprezza, sdegno, ira, clamore e maldicenza con ogni sorta di malignità. Siate invece benevoli gli uni verso gli altri, misericordiosi, perdonandovi a vicenda come Dio ha perdonato a voi in Cristo.

 

PRIMA LETTURA DELLA MESSA DEL GIORNO
Dal libro del Qoèlet (Qo 3,1-11)

Tutto ha il suo momento, e ogni evento ha il suo tempo sotto il cielo.

C’è un tempo per nascere e un tempo per morire,
un tempo per piantare e un tempo per sradicare quel che si è piantato.
Un tempo per uccidere e un tempo per curare,
un tempo per demolire e un tempo per costruire.
Un tempo per piangere e un tempo per ridere,
un tempo per fare lutto e un tempo per danzare.
Un tempo per gettare sassi e un tempo per raccoglierli,
un tempo per abbracciare e un tempo per astenersi dagli abbracci.
Un tempo per cercare e un tempo per perdere,
un tempo per conservare e un tempo per buttar via.
Un tempo per strappare e un tempo per cucire,
un tempo per tacere e un tempo per parlare.
Un tempo per amare e un tempo per odiare,
un tempo per la guerra e un tempo per la pace.
Che guadagno ha chi si dà da fare con fatica?

Ho considerato l’occupazione che Dio ha dato agli uomini perché vi si affatichino.
Egli ha fatto bella ogni cosa a suo tempo;
inoltre ha posto nel loro cuore la durata dei tempi,
senza però che gli uomini possano trovare la ragione
di ciò che Dio compie dal principio alla fine.

 

Come si fa?

La lettura breve intima di non dire parole cattive, di non essere aspri, sdegnati, irosi e maldicenti. E infierisce, consigliando di essere benevoli, misericordiosi e perdonanti… E’ come dire a un ciliegio di produrre more o c’è un modo?

E la prima lettura, affermando che per tutto c’è un tempo giusto, vuole dirmi che devo coltivare la pazienza, la capacità di aspettare, che devo mortificare le mie urgenze, e soprattutto mordermi la lingua praticamente sempre?

E torno a dire: come si fa? Ce la farò mai a cambiare?

Poi mi chiedo: il mio cambiamento dipende dagli sforzi che faccio per migliorarmi, per essere meno impulsiva e per arrabbiarmi di meno? O forse dipende da qualcos’altro?

 

Mi viene in aiuto il quadro L’adorazione dei pastori.

 

Quando l’ho scoperto sono rimasta diversi minuti a guardarlo, non riuscivo a staccare gli occhi dal viso del pastore sulla destra, che si protegge dalla luce abbagliante che lo colpisce. Quello in primo piano, invece, è illuminato solo di striscio perché sta cercando di richiamare l’attenzione di un bambino che nel frattempo gioca con un cane. Il primo riceve la luce in pieno viso, l’altro si volta e la luce che riceve raggiunge il bambino prima del suo rimprovero. I due pastori hanno il volto illuminato perché guardano verso la sorgente della luce, che nel quadro – piuttosto buio – è concentrata completamente nel Bambino, Gesù.

Tutti gli altri personaggi, quelli che non guardano il Bambino, quelli più indietro in altre faccende affaccendati, sono in ombra, e il contrasto tra la luce e il buio è molto evidente.

“Alla tua luce vediamo la luce” dice la mia amica Paola, citando il salmo.

“Guardate a Lui e sarete raggianti”, gli fa eco il mio don lontano, citando un altro salmo.

Ma il personaggio che più mi piace di questa tela è la vecchina con il velo in testa. Lei non guarda il bambino, eppure risulta illuminata lo stesso. Lei guarda il primo pastore, quello a destra, quello che si protegge il viso con la mano. La luce che parte dal Bambino e raggiunge il viso dell’uomo, così dirompente e abbagliante da costringerlo a farsi schermo, viene in qualche modo riflessa dal suo viso, e riesce a illuminare anche la vecchina, sebbene lei guardi dalla parte opposta.

Gesù è la luce. Il pastore riflette la luce di Gesù.

Mi chiedo: il pastore è santo? Il pastore è perfetto? Il pastore ha smesso di dire parole cattive, di essere aspro, sdegnato, iroso e maldicente, ed è diventato benevolo, misericordioso e perdonante? Povero pastore, forse sì, forse lui è santo. Ma forse non serve nemmeno.

Forse basta stare lì a guardare la fonte della Luce e permettere al proprio viso di rifletterla.

Continuo a cercare di fare sforzi su me stessa per cambiare, sforzi che vengono puntualmente vanificati, quando magari mi basterebbe concentrare più energie sul guardare Lui, per essere raggiante.

Non dico che non si debbano fare sforzi, non dico che andiamo bene così e che non c’è margine di miglioramento, perché la conversione è un cammino che dura tutta la vita. Dico che “convertirsi”, ovvero rivoltarsi verso Dio, ha senso, mentre tentare solo di frenare gli impulsi negativi senza avere una prospettiva più alta ci farà solo venire la gastrite. Se faccio un’opera di training autogeno su me stessa per controllare la mia ira, per non dire parole cattive, per sorridere anche quando vorrei urlare, e lo faccio solo perché “così conviene”, non ne gioveremo né io né i miei vicini. Ma se lo sforzo che faccio è quello di lasciarmi abbagliare dalla Sua luce, magari piano piano mi convertirò, anche.

È settembre, e per le maestre settembre coincide con l’inizio dell’anno. È appena iniziata la scuola e si prospetta un anno difficile, più difficile del solito.

Mio figlio Francesco fa la seconda media, e ogni mamma che ha già vissuto questa esperienza mi ripete che è l’anno più duro, sia per i maschi, sia per le femmine (e non intendo dal punto di vista didattico). Quest’anno porterà anche due novità belle nella mia vita, belle ma entrambe piuttosto impegnative, che si trascineranno dietro un carico di lavoro in più.

È tempo di buoni propositi.

Il mio proposito è questo, e ringrazio la tela con l’adorazione dei pastori per avermelo ispirato: voglio guardare a Lui, guardare a Lui talmente tanto da dovermi proteggere con la mano per non essere accecata dalla Sua luce, non voglio concentrarmi sul fatto che probabilmente resterò scura, ma sul brillare della Sua luce riflessa, voglio che si veda, non per uno sforzo mio, ma come conseguenza inevitabile del fatto che Lui mi illumina.

(E ringrazio il “proprietario” della tela, che spero approverà e benedirà questo proposito).

 

 

 

Fonte: piovonomiracoli

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Sguardo al Reale

Un progetto di Suor Lucia Brasca FMA