La vera normalità

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-Silvia Gusmano-

Una casa come tante, a Roma. Genitori e figli alle prese con scuola, lavoro, lavatrici, vacanze, chiusura dovuta al coronavirus, grandi litigate, alleanze, carrelli da riempire al supermercato. Solo che — in tanta normalità — questa famiglia è un po’ diversa dalle altre.

 

Innanzitutto perché è composta da sette persone. Madre, padre e cinque figli tra 15 e 2 anni. Far quadrare tutto non è facile, già è un’impresa organizzare i turni, figurarsi farli rispettarli, si litiga tanto e spesso. C’è chi parla sempre e chi parla molto poco, ognuno ha la sua personalità, il suo modo di affrontare la vita, il suo punto di vista, e così — sebbene firmato dai genitori – Adesso viene il bello (Milano, Sperling&Kupfer, 2020, pagine 195, euro 16) di Gigi De Palo (giornalista, presidente nazionale del Forum Associazioni Familiari) e Anna Chiara Gambini (grafica) è un libro con tante voci.

 

È diversa dalle altre, poi, la famiglia De Palo-Gambini perché l’ultimo arrivato nella banda ha un sorriso che rapisce, e la sindrome di Down.
Il tono lieve e profondo che caratterizza ogni pagina del libro racconta anche l’incontro con la disabilità. Con grande semplicità è arrivato Giorgio Maria, e poi è arrivato tutto il resto. Forse, paradossalmente, ha aiutato il parto molto difficile, che ha fatto temere il peggio per mamma e bimbo; fatto sta che da subito e per tutta la famiglia è stato Giorgio Maria, e poi la sindrome. «Abbiamo spesso la superbia di credere — scrive Anna Chiara Gambini — che l’universo della disabilità sia quello schiacciato dal pensiero del mondo, dall’etichetta del pensiero comune.
Il problema non è questo, bensì ritenere che di questa schiavitù sia libero invece il mondo della normalità (…) La superbia sta nel credere che, tracciato un confine, la libertà risieda dal lato più popolato. Con Giorgio ho imparato a essere ancora di più madre, non perché ho incluso la diversità nella mia esperienza di educatrice, ma perché ho incluso la normalità».

 

Strappa molti sorrisi il libro, e insieme fa riflettere. C’è ironia nella descrizione dei viaggi in macchina, nello stupore un po’ malinconico verso i figli che cambiano (come ha fatto Giovannino, il maggiore, a diventare l’adolescente che si aggira ingrugnito per casa?), nei genitori che propongono sempre gli stessi racconti mitici. E ancora nelle parti di te — specie quelle meno nobili — che rivedi nei tuoi figli («sei lì che fissi il peggio di te nel tuo amore più grande e all’improvviso vedi il dolore del tuo giudizio nei suoi occhi») nella difficoltà di fare regali alla madre (specie da parte del marito, che si ostina a non ascoltare i consigli dei figli) e nelle visite — regolari e continue — al pronto soccorso pediatrico («Ogni tanto, almeno una volta all’anno, fa bene andare in un ospedale, perché ti resetta e ti riaggiusta lo sguardo»).
Un’ironia che non è macchiettistica, ma che, anzi, spesso offre molti spunti di riflessione.

 

Sulla disabilità, ad esempio, e sull’incapacità sociale di avere uno sguardo limpido su di essa, al di là di pericolosi stereotipi e dolorosi luoghi comuni. Sul ruolo di un genitore («non è un amico, non è un confidente, non è un compagno di giochi»). E sull’amara consapevolezza di vivere in un Paese caratterizzato dall’assoluta mancanza di politiche familiari, un ostacolo serissimo per chi ha una famiglia e per chi vorrebbe crearla.

 

Un ostacolo quindi per un Paese intero incapace di crescere. «Privare della fiducia in se stesse le famiglie, i genitori e le coppie che ancora devono nascere è una colpa sociale, una piaga e uno spreco tanto quanto l’inquinamento» anche perché — e De Palo-Gambini lo ripetono spesso — «non c’è niente di più ecologico di una famiglia».

 

“Alla vita” è la dedica del libro, e la sagoma dei sette in copertina, seduti davanti al mare seguendo qualcosa all’orizzonte, è l’immagine perfetta di un cammino che ha ancora tanta strada davanti a sé. Ma che pare avere anche tutti gli strumenti per affrontarlo.

 

 

Fonte: osservatore romano.va

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