Un supermarket dove si paga in buone azioni

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-Paola Belletti-

 

In una cittadina del Nord del Texas hanno realizzato un piccolo supermercato all’interno della scuola per aiutare le famiglie più in difficoltà. E si paga in buone azioni!

 

Cosa fa girare davvero l’economia

Questa iniziativa ha un che di veramente geniale. Perché non è semplicemente un modo per aiutare chi si ritrova in gravi ristrettezze economiche; è anche uno spoiler magnifico sul finale della stagione umana e un promemoria di come siamo fatti.
E’ un richiamo a riaccendere il vero motore che fa girare le economie, di ogni ordine e grado: il dono di sè.

Famiglie povere, persone ricche

Ho sentito ieri ad una radio commerciale di questa ammirevole impresa messa in campo dagli studenti di una High School texana. Ma prima di commuovermi per la solidarietà mostrata dai ragazzi di questo istituto appena fuori Dallas, mi sono fermata a pensare. Che cosa c’è di davvero geniale e di così squisitamente umano in un’iniziativa simile?

Un minimarket in una scuola texana per aiutare chi non ce la fa

Intanto vi racconto di che si tratta: nella comunità che si trova sul territorio di questo istituto l’indigenza ha affilato i denti e morde tante, troppe persone. Sappiamo quanto la pandemia e la sua gestione abbiano funzionato da terribili acceleratori di povertà, negli USA come in tutto il mondo.
E così, si legge sul sito,

Con il duro lavoro di più gruppi, la Linda Tutt High School ha aperto un negozio di alimentari per i suoi studenti e per la comunità di Sanger (il centro abitato dove sorge la scuola e che appartiene alla contea di Denton, Ndr).
Con l’aiuto del dottor Hughes, Direttore SISD dell’intervento studentesco, First Refuge, Texas Health e Albertsons, il Linda Tutt Campus di Sanger ISD ha aperto un negozio di alimentari che aiuterà ad affrontare le insicurezze alimentari per gli studenti e altri nella comunità.

Non solo donazioni

Bene, quindi si tratta di una forma di aiuto alimentare per i soggetti più fragili. Funzionerà per donazioni, vista la partecipazione della seconda più grande catena di supermercati all’iniziativa, la Albertsons. E il costo del personale sarà abbattuto dal lavoro volontario degli studenti.
Gli potrà persino valere come credito formativo e in ogni caso renderà più sostanzioso il loro curriculum.

Vero, ma non è affatto tutto qua. I beni vengono davvero acquistati e davvero pagati, ma non con il denaro.

Una raccolta punti diversa dal solito

Il negozio gestito dagli studenti fornirà cibo e altri beni agli studenti ma non accetterà denaro; gli studenti di LTHS partecipano a un sistema di punti che possono essere spesi nel negozio. (ibidem)

 

Altro che criptovalute o pagamenti digitali. Niente carte contactless o simili: qui si accettano solo pagamenti in sonanti buone azioni, in servizi di aiuto alla scuola, al corpo insegnanti, ad altri studenti cui fare da mentori, alla comunità in generale. Non è questo il vero conio universale?

L’originale metodo di pagamento accettato nel negozio sono le buone azioni che fanno guadagnare punti utili ad acquistare ciò che serve. Valgono ad esempio azioni a favore di insegnanti e personale scolastico o completare lavori a scuola come aiutare in biblioteca o fare da mentore agli studenti delle scuole elementari. (greenme)

Si parte con un piccolo carnet di punti già riconosciuti e calcolati in base alla composizione della famiglia di appartenenza. Anche questo non è solo un accorgimento pratico: è una stima della ricchezza di cui si dispone. Il soggetto-famiglia ha un valore, è un bene per la società e non è soltanto una somma di bocche da sfamare.

Dove nasce il valore, che cos’è il lavoro

Certo, qualcuno lo metterà il costo reale dei prodotti che riempiono gli scaffali, ma il valore del lavoro umano consiste proprio in questo: un’azione che soccorre il bisogno altrui, volta a migliorarne la vita, a rispondere ad un’esigenza. Ed è tanto più nobile quanto più quest’esigenza è fondamentale e non accessoria. Il lavoro, che nel consesso umano ci dividiamo tra noi per ordine e preferenze, per inclinazioni o per circostanze nelle quali ci troviamo, è per sua natura un‘opera di trasformazione della realtà il cui scopo è portare sollievo e soddisfazione ad altri come noi.

 

Ricchezza e povertà

Gli Stati Uniti, si sa, sono un grande paese pieno di risorse e ferito da contraddizioni, che colpisce per le ricchezze che convivono sugli argini di di un fiume di povertà. Ed è un paese che spesso mostra la capacità delle sue piccole comunità di sostenere i membri più fragili, di stringersi attorno a chi ha bisogno per non lasciarlo solo (almeno così ci arriva dai film, dai reality, da qualche racconto di prima mano, qualche volta).
Succede anche laggiù che gli effetti della pandemia abbiano peggiorato e di parecchio le condizioni di tante famiglie già al limite della sopravvivenza. E così è successo a Sanger, la cittadina a nord di Dallas.

Nel nostro distretto scolastico ci sono circa 2.750 studenti iscritti e in tutto il distretto il 43% di questi studenti è considerato economicamente svantaggiato. Circa il 3,6% dei nostri studenti sono considerati senzatetto. Abbiamo pensato che fosse importante sostenere loro e le loro famiglie e assicurarci che avessero cibo in tavola” ha dichiarato alla CBS Anthony Love, il preside di Linda Tutt High School.

Sai fischiare?

Mi è venuto in mente Don Bosco e il suo genio educativo che in ciascuno valorizzava il tanto o il poco (apparente) di cui era dotato con la febbrile intenzione di portarlo a Dio. E se non è valore questo! I ragazzi che si avvicendano in questo mini market, dunque, fanno quello che possono.
Nel video del servizio tv si vede qualcuno di loro muoversi con la goffaggine tipica degli adolescenti.
Cadono le scatolette, non una ma diverse volte (sembrano una delle mia figlie, a scelta!). Ma c’è bisogno di loro, esattamente così come sono.
”Sai leggere? no, sai scrivere?” “No”. “Sai cantare?”, “No”. “Sai fischiare?”. “Sì!”, risponde con un sorriso il muratorino di Asti orfano di entrambi i genitori. Bartolomeo Garelli sarà il primo dei ragazzi di Don Bosco, il primo dei suoi giovanissimi apostoli.

 

Il negozio è completamente gestito da studenti che si occupano dell’inventario, riforniscono gli scaffali e aiutano altri studenti a trovare e imballare i prodotti di cui hanno bisogno. (greenme)

Un nuovo contagio

“Il negozio ha aiutato a sollevare l’umore delle famiglie durante la pandemia, soprattutto per le persone che hanno perso i membri della famiglia. Gli studenti che entrano sono così felici, hanno sempre un sorriso sulle labbra” ha dichiarato Preston Westbrook, uno degli studenti che gestisce il negozio. (CNN)

Il preside racconta di come questa iniziativa stia avendo un effetto contagioso. Dapprima i distretti vicini hanno iniziato ad interessarsi all’idea, poi altri stati e anche altri paesi, come il Canada. Ci auguriamo che si moltiplichino questa e altre iniziative sulla medesima matrice: quella del dono. Quella per cui siamo noi persone, innanzitutto, a produrre il bene, a diffondere benessere, ad accrescere la qualità della vita nostra e altrui mettendo a disposizione i nostri piccoli o grandi talenti.

Quanto bene può generare un ragazzo delle medie che si offre di aiutare un bambino di terza elementare nei compiti? Che “indotto” di autostima, fiducia in sé, amicizie potenziali può generare? O soccorrere il bibliotecario un po’ burbero e addolcirne le giornate e magari pure il carattere aiutandolo nel recupero dei libri non ancora rientrati dal prestito?

In caso di crisi, qual è il bene rifugio?

Se non investiamo la ricchezza che siamo noi come persone gli uni per gli altri, ci impoveriamo tutti.
Lo ricordava il Papa nell’omelia per la Giornata dei poveri:

“la grandezza della nostra vita dipende non da quanto mettiamo da parte ma da quanto frutto portiamo“. E aggiunge: “com’è vuota una vita che insegue i bisogni – i propri- senza guardare a chi ha bisogno! Se abbiamo dei doni è per essere noi doni agli altri” (Vaticanews)

Questa è la vera ricchezza da scambiarci, da far rendere, da investire e da accumulare. Questo è il vero commercio che possiamo praticare tra noi. Usciamo dall’inganno dell’”acquisto ergo sum”, e imitiamo il Signore che non ci ha dato beni ma il Bene, donando sè stesso proprio perché non aveva nulla di più prezioso.

Ecco cosa possiamo imparare da un gesto tanto bello, semplice e creativo come quello dei ragazzotti di questa scuola texana: la moneta che non si svaluta, il bene rifugio nel quale investire le nostre ricchezze siamo noi stessi gli uni per gli altri e il bene che ci scambiamo.
Sapendo che ha una e una sola sorgente. Che meraviglia: in fondo il Natale che è alle porte è l’inizio della vera economia del dono.

 

Affidiamo a San Giuseppe, per cui lo stesso Papa Francesco ha indetto un anno di speciale devozione, tutte le famiglie della terra perché abbiamo sempre la vera ricchezza, di cui proprio il Giusto Giuseppe è custode e protettore: Gesù!

 

 

Fonte: Aleteia

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