Ogni giorno è il primo dell’anno

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Per fortuna, per noi cattolici, è sempre il primo dell’anno!

Le mutandine rosse da una notte e via, i piatti vecchi da buttare e chissà quante altre cose: via il vecchio, spazio al nuovo. Una sensazione strana, che non è che tutto tutto il vecchio sia sempre da buttare e non è che tutto tutto il nuovo sia sempre migliore: a volte è una gran bella fregatura.

Comunque ci sono cose vecchie davvero dure a morire: l’abitudine di non spegnere il router prima di andare a letto che fa imbestialire mio marito, le battute sarcastiche di mia suocera, la ritenzione idrica, l’alitosi del collega che tra l’altro smolla sempre qualcosa che non ha avuto voglia di finire, la cattiveria gratuita della gente, le parole date al vento, l’invidia sui social, le vite perfette degli altri che non sono mai la tua, la pigrizia che mi paralizza e che certe cose non me le fa cambiare mai.
Potrei continuare all’infinito, solo per accorgermi di quanto sono brava a vedere quello che non va, che non ho fatto, che non riesco a cambiare.

 

Ma perché me ne accorgo solo ora? C’è stato tutto un anno per lavorarci.

Perché mi assale la malinconia della fine?

È vero, ho fallito in molti propositi perché non ho saputo vedere. Ma vedere davvero, quello che contava. E mi rendo conto che Capodanno è solo un numero, un giorno come un altro per chi vive nella prospettiva di colui che “fa nuove tutte le cose”. 

Perché con Lui, ogni giorno è il primo giorno dell’anno, quello in cui rimettersi in gioco, quello che l’euforia del tutto è possibile te la lascia addosso, non giusto il tempo di una stellina d’artificio luccicante e poi, buio, per un altro intero anno.

 

Non c’è bisogno di aspettare San Silvestro per cominciare a guardare con occhi nuovi le nostre vite piene di cose vecchie che non riusciamo a buttare: il segreto è guardarle con gli occhi di Cristo!

Lui fa nuova mia suocera, verso la quale dovrei avere pazienza perché la paura della solitudine, degli anni, della perdita ti mette sempre sulle difensive; fa nuovo il collega, che si approfitta un po’ troppo a volte, ma che mi regala l’occasione di essere umile; fa nuova me stessa, perché spesso la persona a cui non faccio sconti e da cui pretendo troppo sono proprio io, che non so lasciare andare e affidarmi a Lui. Lui mi ricorda che l’amore tutto spera e tutto sopporta.

 

Con Cristo non c’è malinconia della fine, ma sempre e solo gioia dell’inizio.

La fine non è davvero la fine, mai e per avere una pagina bianca e ricominciare basta alzare gli occhi al cielo e chiedere “aiutami, io sono inadeguato, perso, insegnami la via”.

Tu che fai tutto nuovo, Tu che guardi anche le cose vecchie, quelle che non riesco a cambiare o che sono troppo debole per farlo, in una prospettiva di amore. 

Tu che rendi il sopportare dolce, Tu sei felice della felicità altrui senza che si trasformi subito in invidia, Tu che mi hai detto che l’avere pazienza, il servire e il negare il proprio orgoglio non è l’ennesima perdita, ma una grande vittoria, Tu che vedi prima di tutto le debolezze delle persone e non il loro peccato che così tanto mi infastidisce. 

Tu, che vedi l’umanità che c’è dietro ogni gesto: storta, imperfetta, ingiusta anche, ma decidi di alzare quel velo di fragilità per guardare solo la persona, l’unica cosa che non invecchia mai, per cui vale sempre la pena, a cui non negare mai un’altra possibilità, mai, fino a 70 volte 7.
La persona che dietro alle debolezze nasconde dolore, paura, inadeguatezza e ci sta chiedendo, in un modo che a volte non capiamo: guardami con occhi nuovi, i Suoi. 

E allora rallegriamoci: perché per noi è sempre il primo dell’anno, non solo oggi. Per noi che crediamo che ogni momento sia una nuova chance, sia quella pagina bianca di cui abbiamo bisogno sempre, non solo un giorno l’anno: “ecco, io faccio nuove tutte le cose!”.

 

 

Fonte: marthamaryandme

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