Questo è il tempo di Dio

-Marija Skobcova-

 

Nell’imminenza della seconda guerra mondiale madre Marija Skobcova, teologa e poi martire, pubblicò un saggio che sembra scritto oggi e che riportiamo integralmente. Il crollo delle sicurezze e il venir meno delle strutture gettano l’uomo nello sconforto. Ma è questo il vero tempo di Dio.

 

Non starò a elencare per l’ennesima volta le caratteristiche della nostra epoca. Chiunque non sia cieco vede bene i segni di sfacelo, e chiunque non sia sordo avverte il boato sotterraneo del terremoto imminente. Ma il nostro tempo ha anche un aspetto che può apparire paradossale, tanto a prima vista tutto in esso sembra testimoniare il contrario.

Il paradosso è che la nostra epoca senza Dio – non solo scristianizzata –, il nostro tempo materialista, nichilista e secolarizzato si rivela in un certo senso come il tempo cristiano per eccellenza, chiamato quasi a svelare e ad affermare il Mistero cristiano nel mondo.

 

Ovvero il Mistero dell’apocalisse cristiana. Ad attestare questo paradosso non sono lo sviluppo di qualche dottrina cristiana, la presenza di grandi teologi nelle varie confessioni, la crescita del movimento ecumenico o i successi del lavoro missionario, bensì l’essenza stessa della nostra epoca, ossia i suoi segni di sfacelo, la sua nudità.

Come ci sembrano idilliaci i secoli passati. Com’era salda e inviolabile allora la vita: l’ordine dell’esistenza, i confini degli Stati, l’ordinamento economico, il modo di governare, di pensare, la coerenza dei sistemi filosofici, il ritmo della vita, la stabilità delle professioni, la buona organizzazione delle famiglie, la sacralità della proprietà privata, la potenza delle organizzazioni ecclesiastiche, e così via. Sfacelo, morte, illusorietà della vita, fragilità del quotidiano: potevano capirne qualcosa gli uomini degli ultimi secoli?
Nei cuori umani, nei popoli, in tutto il mondo regnava florida e sanguigna la vita pagana. Non c’è da stupirsi se spesso questa vita pagana penetrava, in forme a volte brutali a volte raffinatissime, anche nella coscienza cristiana. Era essa a predominare.

E in questo stabile mondo temporale risuonavano come profezie solitarie, come un’eco dell’eternità, alcune voci isolate, come quelle di Dostoevskij e Tolstoj in Russia, e di altre personalità altrettanto isolate in Occidente.

Lo spazio tridimensionale sembrava indistruttibile. Le leggi della natura toglievano ogni spazio ai miracoli.
Il progresso e l’evoluzione trascinavano lentamente il carro in salita, verso una felicità alla portata di tutti, verso una giustizia ben calibrata, verso una fratellanza umana sobria e oculata.

 

La morte ci ha resi più acuti

Ma a un certo punto le mura delle nostre case hanno incominciato a vacillare e sono crollate, e al di là di esse non ci sono più le solite vie delle nostre città, ma un immenso spazio desolato, esposto ai venti dell’universo. Abbiamo scoperto che la vita è breve, precaria e di nessun valore. I confini degli Stati sono stati stravolti e spostati. Le leggi sono crollate. Sull’anima umana si è riversato il caos primordiale. Anziché una vita solida, normale, sicura, nel nostro destino ha fatto irruzione la morte.

La morte ci ha resi più lungimiranti e perspicaci. La morte ha cancellato tutti i fronzoli dei nostri stravaganti disegni sulla vita, sostituendoli con la figura semplice, precisa e unica della croce. L’umanità, risvegliandosi e guardandosi attorno, si è accorta con stupore e sgomento di trovarsi sul Golgota.
E il Golgota sta diventando pian piano l’unico luogo su cui può consistere l’anima umana. Tutto il resto si è rivelato o si sta rivelando per quello che è: non abbastanza serio, né sostanzioso, né reale, in qualche modo illusorio.

Un’epoca in cui l’umanità sta ai piedi della croce, un’epoca in cui l’umanità respira la sofferenza; un’epoca in cui l’immagine di Dio è umiliata, percossa, coperta di sputi e crocifissa in ogni anima umana, non è forse un’epoca cristiana per eccellenza?

 

Ci sono tempi in cui si può essere sordi e ciechi. Oggi l’uomo non può non vedere e non sentire.

Il povero paganesimo sente che stanno bruciando gli idoli opera delle sue mani, tende le sue ultime forze, innalza nuovi feticci. Ma nessuno vuole più lasciarsi ingannare dal suo illusorio potere. E questo paganesimo, che viene evidentemente riesumato, non è forse un’ulteriore riprova che il nostro tempo è profondamente impregnato di spirito cristiano? Quando, nonostante la forma cristiana, il mondo era pieno di sentimenti, umori e credenze pagane, il paganesimo non si metteva in mostra, si accontentava della sua vittoria interiore sul cristianesimo e nascondeva le sue bandiere e i suoi slogan.
Ora invece che tutto costringe le anime paganizzate a guardare negli occhi, controvoglia, l’eternità cristiana, a constatare che l’apocalisse si sta compiendo, il paganesimo getta la maschera, afferma di non essere mai morto lungo tutta la storia del cristianesimo, al quale dichiara guerra aperta.

Così le cose tornano al loro posto. È svanito il sogno in cui tutto era ingannevole e innaturale. Sorge un sobrio mattino. Chissà, sarà forse l’ultimo mattino nella storia dell’umanità, e chi non si risveglia ora poi non avrà più tempo per farlo.

Un mattino straziante, tormentoso, beato e liberante. Alla sua luce si distingue con chiarezza la croce eretta sul mondo. L’uomo è inchiodato alla croce. Non è forse un’epoca cristiana, questa?

Le illusioni bruciano. Bruciano gli dei pagani. Com’è breve l’elenco di quel che rimane.
Rimangono Dio, la vita, la morte, l’amore e la semplice, onesta verità. Tutto il resto brucia.
Quante volte questo incendio penetra con il suo fuoco le viscere stesse del nostro essere, riducendo in cenere le abitudini e le credenze pagane che vi si erano radicate; e quante volte ciò accade dove meno ce lo aspettiamo.

Nel solido mondo pagano di ieri anche la coscienza cristiana ha provato su di sé l’enorme influsso di tutta l’atmosfera pagana che la circondava. È durato secoli il lento processo di estinzione del fuoco, di ossificazione dello spirito, di smorzamento di ogni slancio. Una quotidianità forte, carnale, semipagana si è introdotta nella Chiesa cristiana; il rito ha finito per diventare il morto archivio di slanci ormai dimenticati.
La questione fondamentale qui non sta solo negli aspetti esteriori. La questione fondamentale sta nelle tentazioni molto più sottili e profonde che hanno penetrato da parte a parte la coscienza cristiana, si sono impresse nel centro stesso del cristianesimo, hanno corrotto il suo nucleo umano.

 

(Pod znakom gibeli, «Novyj grad» n. 13, 1938)

(1 – Continua)

 

Fonte: lanuovaeuropa

Foto di Mimi Moromisato da Pexels

 

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