L’esame di maturità (della Chiesa)

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-Marco Pozza-

 

 

Il rischio, anzi la grande tentazione – la più grande di tutte le tentazioni – la teneva bene a mente Cristo: era quella che gli amici, pavidi fuggiaschi il venerdì santo, vivessero a rimorchio di Lui per tutta la vita. Che usassero Dio come una sorta di stampella per stare in piedi, quasi che da soli non ce la facessero. Dopo la morte, dunque, Cristo ritornò dagli amici suoi: “Capisco la botta – deve avere pensato tra sé –, si saranno spaventati. Torno, li rincuoro: spero che stavolta sia la volta buona, però”.

 

Tornato, ancora una volta andò Lui in cerca di loro: nella battigia, nella clausura del cenacolo, in giro a zonzo dov’erano andati a cercarsi case e mestieri in affitto. Dio, da parte sua, lavorò di rammendo: con pazienza, misericordia, testardaggine riaccreditò i disertori e li rimise seduti nel loro posto: a tavola, accanto a Lui. Tutto come prima. E tutto come prima dev’essere parsa loro la vita. All’appello mancava Giuda: aveva abbandonato il gruppo. “Ci ha fatto solo un piacere, liberandoci della sua presenza”: non è difficile ricostruire qualche resa di conti nel primo gruppetto (pettegolo) di preti: d’allora, tutto come allora. Mancare d’attenzione è la peggior forma d’abbandono. Mica lo capirono.

 

Da risorto, aveva scelto Lui d’avere le ore contate: “Torno, li rincuoro tutti e poi, però, devono farcela da soli. Non posso far loro da badante una vita intera”, deve aver pensato Cristo se, dopo poco qualche giorno – più di quaranta, meno di cinquanta –, “fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio”.

 

Il messaggio era d’una chiarezza trasparente: “Se non tolgo loro le rotelle dalla bici, figurati se un giorno questi impareranno a pedalare”. Detto così, come la più premurosa delle madri. Come il più profondo intenditore dell’amore: amare è abbandonarsi senza sentirsi mai abbandonato. “Eccolo, l’illusionista: li ha mollati tutti per strada! Ve l’avevo detto di non tornare a fidarvi di costui” borbottava, nascosto, il citrullo di Satàn. Non capì, pirla squisito, che “Dio solo ha il privilegio di abbandonarci. Gli uomini possono solo mollarci” (E. Cioran). Lui, anzi, è uno che non abbandona, s’insedia alle calcagna, insiste come un pazzo infuriato. E non capisce che, nel suo caso, abbandonare sarebbe il piacere più grande da fare all’uomo: quello di liberarlo dalla sua presenza. Invece ama tenerlo stretto, schiavo: ti fa credere che lasciarti le rotelle al triciclo sia una forma di premura, non un anticipo di schiavitù. Certe presenze, insomma, son più dolorose di certi abbandoni: Satàn, porco-demonio, è il più grande costruttore di rotelle per biciclette.

 

Cristo, d’improvviso, accelera: li tiene per mano, li porta fuori Betania, fa credere loro che li sta tenendo per le spalle. Nel frattempo, però, ha tolto loro le rotelle dalla bici. S’è innalzato sopra di loro, li ha lasciati correre da soli. Tutti noi ricordiamo quant’è stato difficile imparare a pedalare: senza rotelle siam caduti, ci siamo sbucciati le ginocchia, abbiamo avuto i gomiti rossi. Eppure, anni dopo, di quell’avventura ricordiamo il ricavo: “Però ho imparato a pedalare!”.

 

Fu così che nacque anche la Chiesa: da un abbandono d’amore, un gesto di fiducia, la scommessa di un Padreservo non Padrepadrone. “Senza rotelle ho paura, no: ti prego!” gli avrà gridato Simone. E Lui, convinto delle potenzialità degli amici più di quanto lo fossero loro stessi, già li vedeva scalare le montagne, a disegnare le discese, a fare acrobazie: “Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura”.

 

A loro pareva che l’Allenatore esagerasse: “Figurati, come si fa a pedalare senza rotelle! Tu sarai capace, Pietro?” si domandavano. Il Maestro, nel frattempo, già li vedeva su traguardi olimpici: “(Nel mio nome) scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano i serpenti; imporranno le mani ai malati e questi guariranno” (cfr Mc 16,15-20).

 

Vinse Lui la scommessa: tolte le rotelle, dopo la prima caduta si rimisero in sella. Anche dopo la seconda, la quarta. Oggi pedalano a-tutta, ovunque. Chi, nella Chiesa, vive a rimorchio, è come un uomo che pedala sul triciclo: sono così tristi da dondolare tra il ridicolo e il diabolico. 

 

 

Fonte: ilsussidiario

 

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