La Chiesa può intromettersi nella politica?

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“La Chiesa non dovrebbe intromettersi nella politica. È contro i diritti. Difende solo le battaglie di destra. Mette in pericolo la laicità. Dovrebbe occuparsi degli aspetti spirituali e non condizionare la politica e la vita pubblica.”

 

Come rispondere a queste obiezioni, così frequenti e pressanti?
Spesso sono frasi che provengono da nostri amici non credenti, all’università, nell’ambito lavorativo, al bar. E a volte non sappiamo come controbattere, soprattutto perché, magari, chi pone queste domande lo fa con la buona intenzione di criticare un approccio apparentemente invadente, che ostacola la libertà, la democrazia, i diritti degli esseri umani. Forse la questione non è molto chiara nemmeno a noi che ci riconosciamo nella Chiesa e ne condividiamo i valori e le battaglie.

 

Ecco allora 5 risposte da dare a chi ci dice che la Chiesa non dovrebbe immischiarsi nelle questioni politiche:

 

1. “Religione e politica devono restare separate.”

Partiamo con una considerazione storica: l’estromissione della religione dalla sfera politica è tipica dei regimi totalitari, che hanno tentato di eliminare la presenza della Chiesa dallo Stato. I risultati di questa estromissione si vedono ancora in quei Paesi in cui i governi tentano di mettere a tacere le realtà religiose in nome della laicità. La nostra cultura occidentale deve molto alla religione cristiana e alla tradizione giudaica, a partire dallo stesso riconoscimento di diritti umani fondamentali che senza il cristianesimo non si sarebbero mai radicati nel diritto e nelle leggi delle società attuali. Benedetto XVI, nella sua Esortazione apostolica Ecclesia in Medio Oriente parla di una sana laicità, ovvero della necessità di mantenere “la necessaria distanza, la chiara distinzione e l’indispensabile collaborazione” tra fede e politica. Non è forse vero che la sana politica può essere una forma di carità verso il prossimo, a cui il cristiano può e deve partecipare con i suoi valori e la sua sensibilità?

 

2. “La Chiesa deve mantenere una posizione neutrale.”

Spesso si sente dire che la Chiesa si intromette negli affari italiani solo per via dei patti stretti con il regime fascista, e che invece dovrebbe rimanere neutrale nei confronti di tutti gli stati. Ma c’è una lunga storia dietro alle scelte diplomatiche e politiche della Chiesa. Il riconoscimento della giurisdizione sovrana a livello internazionale della Santa Sede risale a secoli fa, prima ancora che nascesse lo Stato Vaticano. Da sempre, la Chiesa ha relazioni diplomatiche con gli altri Stati, ed essendo il Governo dello Stato Vaticano, la Santa Sede è un soggetto sovrano che può relazionarsi con i governi e avere obiettivi di politica internazionale, fino ad essere l’unica istituzione religiosa ad avere un corpo diplomatico e a far parte delle Nazioni Unite. Questo per dire che la Chiesa Cattolica non è solo un’istituzione religiosa che si deve preoccupare esclusivamente dei suoi affiliati, ma una realtà incredibilmente vasta e influente che si occupa in tutto il mondo di diplomazia, negoziati di pace, gestione dei conflitti, azioni caritative, sanitarie ed educative in larga scala (solo in Africa, ha fondato e gestisce un quarto di tutti gli ospedali), campagne per l’abolizione della pena di morte e del commercio di armi. La neutralità, di fronte a questi temi, non fa parte dello stile del Vangelo.

 

3. “Il Vaticano non può intromettersi negli affari italiani perché non paga le tasse.”

Diciamolo, questa è una polemica abbastanza facile da smontare, semplicemente con una breve ricerca su google e i dati alla mano. Ma è anche, forse, la critica più gettonata nel momento in cui qualcuno vuole screditare la presenza della Chiesa nella vita pubblica del nostro Paese. Per quanto riguarda la questione Imu/Ici, basterà ricordare che il Vaticano già paga tutte le tasse relative agli immobili che non ospitano attività caritative, previdenziali, didattiche o di culto. Ma c’è di più: grazie alla sua attività, la Chiesa cattolica fa risparmiare allo Stato Italiano circa 11 miliardi di euro annui in carità, pasti, affitti, sostegno a immigrati, tossicodipendenti, famiglie in difficoltà, istruzione ecc. e anche negli USA, ad esempio, la Chiesa americana è la più grande organizzazione caritativa del Paese. Perché un protagonista così importante della vita sociale, caritativa, educativa, artistica ed economica di un paese, non può far sentire la sua voce quando si tratta di politica interna?

 

4. “I cristiani difendono solo i valori di destra.”

O di sinistra, dipende da quale fazione arriva questa critica.
Molto spesso sentiamo dire che la Chiesa si intromette solo su certe questioni, che magari riguardano l’aborto e le adozioni omosessuali, ma tace su tutto il resto. Altre volte invece sentiamo dire che il Papa si occupa solo di migranti e non pensa abbastanza ai valori non negoziabili. Insomma, che la Chiesa è schierata politicamente. In realtà, al di là delle scelte comunicative che possono essere giuste o sbagliate, la posizione del Magistero della Chiesa è perfettamente chiara e semplice: non è lei ad essere schierata a destra o a sinistra, ma siamo noi a concepire la politica come una battaglia di destra o di sinistra, a compartimenti stagni. Quello che la Chiesa difende sempre è la vita e la dignità dell’uomo e della donna, di ogni uomo e di ogni donna, dal bambino nel grembo della madre al senzatetto, ricordando in mezzo ai tanti diritti e rivendicazioni che al primo posto deve essere salvaguardato il diritto a nascere, vivere e ad essere difeso laddove lo Stato non considera o mette in secondo piano la sua esistenza.

 

5. La Chiesa è contro il progresso e contro i diritti.

Che la Chiesa sia reazionaria, lo sentiamo dire quasi tutti i giorni. E qui, per reazionaria, si intende quella visione ottusa e tradizionalista che ostacola il progresso, il riconoscimento dei diritti umani, la libertà di pensiero e di azione delle persone. Ma qui si può tranquillamente ribaltare la questione: chi dice che il vero progresso sia, ad esempio, la legalizzazione dell’utero in affitto e non il riconoscimento dei diritti del nascituro e del corpo della donna per cui la Chiesa si batte? I famosi “principi non negoziabili”, di cui molto si parla, altro non sono che i valori fondamentali imprescindibili, cioè riconoscibili e condivisibili da ogni società pienamente umana, che sono alla base di tutte le leggi democratiche e dei cosiddetti “diritti umani” quasi universalmente conosciuti. “Non negoziabili” non significa che la Chiesa sia incapace di dialogare, ma che venendo meno questi pilastri, sono gli stessi diritti umani fondamentali ad essere in pericolo. La Chiesa, nel suo vigilare sulle leggi degli Stati, vigila sui diritti di quelle persone che non hanno voce per farsi sentire e per difendere la propria vita e la propria libertà. Non è forse la libertà e il rispetto di ogni singola persona il vero progresso per cui tutti dovrebbero combattere?

 

Ovviamente queste sono solo alcune delle possibili obiezioni riguardanti la Chiesa e le questioni politiche. Nei prossimi articoli proveremo ad approfondire e ampliare questi argomenti, per capire insieme come affrontare i temi caldi nelle discussioni, con gentilezza e chiarezza.

 

 

Fonte: corxiii

 

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