Imparare ad aspettare

DUE MESI COME OSTETRICA A WOLISSO

L’esperienza di Chiara Spolverato, ostetrica a Wolisso per due mesi grazie al Premio di Laurea in memoria di Irma Battistuzzi, organizzato in collaborazione con l’Associazione Alumni dell’Università degli Studi di Padova.

 

Alla vigilia della sua partenza per Wolisso in EtiopiaChiara Spolverato giovane ostetrica di Padova, ci aveva raccontato cosa la spingeva a partire per l’Africa e cosa si aspettava dall’esperienza di 2 mesi in terra etiope ed era emersa la sua voglia di imparare il più possibile da questa esperienza che si accingeva a fare.

Oggi, 3 agosto, da poco rientrata in Italia le abbiamo chiesto cosa ha realmente imparato:
“Questi due mesi mi hanno insegnato tantissimo soprattutto grazie all’incontro ed al confronto con i colleghi locali, infatti nonostante un’iniziale diffidenza data anche dalle diversità linguistiche e dalla difficoltà a comunicare ho potuto vedere ed imparare il loro modo di lavorare affidandomi soprattutto alla semeiotica – racconta Chiara – Un grande insegnamento che mi ha regalato Wolisso è stata la capacità di aspettare. Qui a differenza che in Italia è molto facile vedere parti naturali podalici, anche gemellari, e si ricorre al cesareo solo in caso di grande sofferenza o di gravi fattori di rischio, quindi la maggior parte dei parti, anche i più difficili avvengono in maniera completamente naturale ed era solo guardando ed ascoltando la donna che si riusciva a capire come e quando intervenire.”

Un’esperienza piena, resa possibile grazie alla vincita del Premio di Laurea in memoria di Irma Battistuzzi, organizzato in collaborazione con l’Associazione Alumni dell’Università degli Studi di Padova. Il Premio è istituito per ricordare Irma Battistuzzi, diplomata alla Scuola di Ostetricia dell’Università di Padova il 15 giugno 1940, che nel suo lavoro di ostetrica si distinse per la grande saggezza, generosità e vicinanza agli altri.

“Sono davvero grata alla figlia di Irma, Giulia, al Cuamm e ad Alumni per questa opportunità che mi è stata data. Porterò sempre con me gli sguardi delle donne ricchi di riconoscenza dopo il parto e consapevoli del magico percorso che stanno per intraprendere, ma soprattutto quello delle loro famiglie ricco di curiosità e gioia quando chiedevo loro il telo per coprire il neonato, curiosi di sapere come stavano mamma e bambino, il sesso del nuovo nato e in alcuni casi anche il numero dei bambini, che la famiglia non sa fino al momento del parto. Mi porto a casa poi tutti i ricordi dei parti fatti, delle notti in reparto passate tra l’alternarsi dell’attesa di un parto e un caffè e le esperienze vissute con il team di ostetrici che mi ha accolta e accompagnata in questi mesi!”

Sono molte le opportunità di formazione per studenti o neolaureati in Ostetricia per trascorre un periodo in uno degli ospedali dove opera il Medici con l’Africa Cuamm.

 

Fonte: cuamm

 

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