Le lacrime di Monica, il frutto d’Agostino

-Emanuele Di Nardo-

 

Ho un ricordo nitido della mia vita passata, prima della conversione, che custodisco gelosamente nel mio cuore ma che oggi voglio condividere con te: stavo attraversando un momento difficile, non ne azzeccavo una, lentamente perdevo il controllo della mia vita e, di conseguenza, facevo preoccupare i miei. Una sera, dopo l’ennesimo litigio in famiglia, vedo mia madre piangere ma in un modo particolare. Non erano solo lacrime di dolore, c’era qualcosa di più che però non capivo.

Passarono diversi mesi e, dopo aver conosciuto Gesù, ero una persona nuova, piena di vita e di gioia e mia madre mi confidò che tutte le lacrime che aveva versato le aveva offerte a Dio per la mia conversione e per la mia salvezza. Rimasi colpito da quella confessione eppure capii subito il peso di quelle lacrime perché avevano alleggerito i problemi sulle mie spalle dandomi la possibilità per la prima volta di sollevare lo sguardo verso l’Alto.

 

Ti condivido questa mia esperienza perché oggi è la festa di sant’Agostino, una figura alla quale sono particolarmente legato e che ho sempre visto come un modello di riferimento nella vita di tutti i giorni. Soprattutto per le somiglianze nel rapporto con sua madre, Monica. Un legame quello tra madre e figlio talmente forte che la Chiesa ha deciso di festeggiare questi due santi a distanza di un giorno, mettendo prima lei in quanto, senza la sua preghiera, non avremmo mai avuto questo incredibile dottore della Chiesa.

 

Monica era una giovane donna di Tagaste, cristiana osservante, che però doveva sottostare alle logiche antiche dei matrimoni combinati, per cui ricevette come marito Patrizio, un funzionario imperiale poco interessato alla fede. Ebbero tre figli, di cui Agostino il primogenito, e vissero una vita relativamente tranquilla nel proprio villaggio. Monica desiderava che tutta la sua famiglia fosse cristiana ma non ha mai imposto la fede a casa, semplicemente nel silenzio pregava Dio e cercava di dare l’esempio. Mentre il marito la denigrava per questo, Agostino sviluppò un desiderio di approfondire la dimensione spirituale seguendo però solo l’uso della ragione, anche perché riteneva i Vangeli degli scritti rozzi solo per persone ignoranti e facili alla superstizione.
Quante lacrime versò Monica, che andava ogni giorno in Chiesa chiedendo a Dio di vedere il suo Agostino finalmente cristiano!

 

Agostino riteneva la presenza della madre a tratti ingombrante ma rispettava molto la sua fermezza nelle cose di Chiesa, sapeva che quell’argomento non poteva essere toccato con leggerezza. Rispettava la madre ma pensava che la Verità fosse altro. Al punto che decise d’imbarcarsi per Milano, all’epoca capitale dell’Impero romano, senza dire nulla a Monica, molto preoccupata di lasciarlo da solo in giro per il mondo.

 

Ma questa donna è dalle mille risorse e, scoperto l’inganno, non ci pensò due volte a lasciare tutto e trasferirsi in Italia per stare accanto al figlio che, nel frattempo, maturava una crisi spirituale che lo avrebbe portato poi a battezzarsi. La fonti non sono concordi ma alcuni storici attribuiscono a sant’Ambrogio, vescovo di Milano, prima grande avversario di Agostino e poi guida spirituale, questa frase rivolta a Monica: «Stai tranquilla, non può essere che il figlio di tante lacrime perisca».

 

Non appena ricevette il battesimo, il rapporto di Agostino con sua madre cambiò totalmente, si fece più profondo: condividevano la fede e si preparavano a tornare insieme in Africa. Ma, giunti ad Ostia, da dove si sarebbero imbarcati pochi giorni dopo, Monica sente che Dio aveva esaudito la sua preghiera e che poteva morire in pace:

 

«Parlavamo soli con grande dolcezza e, dimentichi del passato, ci protendevamo verso il futuro, cercando di conoscere alla luce della Verità presente, che sei tu, la condizione eterna dei santi, quella vita cioè che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrò in cuore d’uomo. […]
Tuttavia, Signore, tu sai che in quel giorno, mentre così parlavamo e, tra una parola e l’altra, questo mondo con tutti i suoi piaceri perdeva ai nostri occhi ogni suo richiamo, mia madre mi disse: «Figlio, quanto a me non trovo ormai più alcuna attrattiva per questa vita. Non so che cosa io stia a fare ancora quaggiù e perché mi trovi qui.
Questo mondo non è più oggetto di desideri per me. C’era un solo motivo per cui desideravo rimanere ancora un poco in questa vita: vederti cristiano cattolico, prima di morire.
Dio mi ha esaudito oltre ogni mia aspettativa, mi ha concesso di vederti al suo servizio e affrancato dalle aspirazioni di felicità terrene. Che sto a fare qui?».
[1]

 

Le lacrime avevano avuto effetto: erano servite ad ammorbidire il duro cuore di Agostino per permettere a Dio di seminare una vita nuova in lui. Nulla sarebbe stato come prima.
Finalmente Monica poteva riposare dopo tanto penare.

 

Una volta un mio amico mi disse che noi siamo il frutto delle preghiere di qualcun altro ed io sono d’accordo. T’invito oggi a ringraziare Dio per qualcuno che in modo particolare ha pregato per te in questi mesi o che ti è stato accanto con la preghiera in momenti un po’ bui. Ma come gratuitamente abbiamo ricevuto, così gratuitamente siamo chiamati a dare.
Guarda con umiltà a Monica che ha chiesto per gli altri senza mai stancarsi, anche quando tutto andava storto.
Sii paziente perché Agostino passò dall’essere uno spietato avvocato senza scrupoli ad un uomo capace di dire: «La misura dell’Amore è amare senza misura». Nulla è impossibile a Dio.

 

[1] S. Agostino, “Confessioni” (9, 10-11)

 

 

Fonte: parusia

Foto di klimkin da Pixabay 

 

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