“Non possiamo”… negoziare la nostra fede

-Giovanna Abbagnara-

 

Mi commuovo rivedendo quella scena del 22 ottobre 1978 quando il cardinale Stefan Wyszynski si inginocchiò davanti a Giovanni Paolo II alla Messa di inizio pontificato. Il Papa lo alzò in piedi e lo abbracciò. Abbracciò quel padre che era stato la sua guida, colui che aveva traghettato la Chiesa con coraggio durante gli anni del comunismo.

Ieri, 12 settembre 2021,  il cardinale Wyszynski è stato beatificato a Varsavia. Entra nella schiera dei santi insieme a san Giovanni Paolo II. Il suo luminoso esempio luminoso arriva fino a noi.

 

Papa Francesco nell’Udienza di mercoledì scorso in vista di questo appuntamento della Chiesa polacca ha ricordato le parole che Giovanni Paolo II ha pronunciò sul cardinale:
“Sulla Sede di Pietro non ci sarebbe questo Papa polacco, se non ci fosse stata la tua fede, che non si è piegata davanti alla prigione e alla sofferenza, la tua eroica speranza, il tuo fidarti fino in fondo della Madre della Chiesa”.

Quando nel 1939 la Polonia venne invasa dalle truppe tedesche, molti sacerdoti furono internati nei campi di concentramento e vennero uccisi. Don Stefan Wyszynski svolse il suo apostolato in clandestinità. Divenuto Cappellano dell’Armata Nazionale, cercò di venire incontro alle necessità non solo dei soldati ma anche dei civili.
Il 4 marzo 1946, Pio XII lo nominò Vescovo di Lublino. A questa Diocesi, devastata dal conflitto, diede un nuovo impulso pastorale interessandosi di tutti i settori pastorali, fu trasferito poi all’Arcidiocesi di Gniezno e Varsavia. Qui l’8 maggio 1953, a nome dell’Episcopato indirizzò alle autorità statali un messaggio conosciuto come “Non possumus” in cui si affermava la volontà di non cedere oltre e di non immolare “le cose di Dio sugli altari di Cesare”. Il 24 settembre 1953, fu arrestato e rinchiuso in isolamento.

Ne uscì tre anni dopo e riprese ancora con più vigore le sue attività pastorali. Partecipò attivamente al Concilio Vaticano II, e continuò a lavorare con costanza fino al 1981 quando un tumore lo colpì gravemente e lo condusse alla morte il 28 maggio 1981.

Negli anni più bui della storia Dio dona questi uomini meravigliosi che, come una luce, squarciano tutto il dolore e la cattiveria per risplendere come segno di speranza.
Quanti testimoni potremmo elencare, uomini e donne che non sono fuggiti, sono rimasti in trincea, hanno rischiato tutto per annunciare il Vangelo, non si sono risparmiati.
Anzi le loro parole e le loro azioni hanno acceso il fuoco nel cuore di altri che hanno seguito l’esempio e la testimonianza. Fede feconda, rocciosa, evangelica. Oggi sono altri i mali da combattere ma la fede deve essere la stessa. Abbiamo un altro intercessore a cui chiedere la forza. Grazie cardinale Wyszynski.

 

Fonte: puntofamiglia

 

Per approfondire: La beatificazione del cardinale Wyszyński, la chiave di volta della Chiesa polacca

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