Daniela Di Fiore prof. premiata da Mattarella


-Silvia Lucchetti-

 

A Daniela Di Fiore, professoressa presso l’oncologia pediatrica dell’ospedale Gemelli di Roma, è stata attribuita l’onorificenza di Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana “per la passione, la professionalità e la sensibilità con cui svolge il servizio di insegnamento a favore dei piccoli ricoverati”.

 

La professoressa napoletana Daniela Di Fiore è tra i 33 “esempi civili” premiati  quest’anno dal Presidente Sergio Mattarella, con le onorificenze al merito della Repubblica Italiana.

Questo prestigioso riconoscimento è assegnato a cittadine e cittadini che si sono distinti per atti di eroismo, per l’impegno nella solidarietà, nel volontariato, per l’attività in favore dell’inclusione sociale, nella cooperazione internazionale, nella promozione della cultura, della legalità, del diritto alla salute e dei diritti dell’infanzia. 

 

 

Daniela Di Fiore premiata dal Presidente Mattarella

A Daniela di Fiore, 51 anni, è stata attribuita l’onorificenza di Ufficialedell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana…

(…) per la passione, la professionalità e la sensibilità con cui svolge il servizio di insegnamento a favore dei piccoli ricoverati nel reparto di oncologia pediatrica del Policlinico Agostino Gemelli di Roma.

(romatoday.it)

 

 

 

Prof. di italiano e storia

Nella motivazione si legge ancora che dal 2010 è professoressa della Scuola in Ospedale: insegna italiano e storia ai ragazzi delle superiori ricoverati nella sezione ospedaliera del Policlinico romano.  

Nella sua esperienza, come ha raccontato a Io Donna nel 2015, ha conosciuto più di 400 ragazzi malati di tumore che, anche attraverso i libri di scuola, testimoniano la loro voglia di vivere (iodonna.it).

 

 

I libri di Daniela Di Fiore per sostenere i suoi ragazzi e i genitori

È autrice, con Roberto Ormanni, del libro “Ragazzi con la bandana” e, con Gabriele Manzo, di “Storie di incredibile felicità”.  Il ricavato della vendita dei libri viene devoluto ad Agop (Associazione genitori oncologia pediatrica) Onlus per il progetto “La casa a  colori”, una struttura di accoglienza per i piccoli pazienti del Gemelli e delle loro famiglie.

La sua avventura nel mondo della sofferenza dei minori è iniziata con la richiesta di trasferimento da Napoli a Roma e l’assegnazione nel 2010 all’ITC Piero Calamandrei, sezione ospedaliera.

 

 

La prima volta in ospedale

Quando oltre 10 anni fa entrò per la prima voltaal Policlinico Gemelli – uno dei 170 ospedali italiani dove si svolge una  regolare attività scolastica, dalle materne, al diploma, per permettere ai piccoli degenti di restare al passo con i loro compagni – si chiese:

Che ci faccio qui? I ragazzi devono curarsi, figuriamoci se ascolteranno le mie lezioni su  Dante o Manzoni.

(Ibidem)

 

 

“Angelo, mi manca moltissimo”

Molto presto Daniela ha invece scoperto quanto sia importante la scuola per curare l’animo di un bambino malato e, invece di “svignarsela” appena possibile, ne ha fatto il proprio obiettivo professionale e di impegno sociale.  

Del primo giorno, ricorda soprattutto il volto di Angelo: un quindicenne magro, con il pigiama celeste che gli stava tre volte.

Era già un ragazzino con la bandana ma sorrideva sempre, persino quando la  radioterapia lo abbatteva. Lo chiamavano tutti “il gentiluomo”.
Voleva studiare anche le materie che non rientravano  nel suo piano  di  studi e sognava  di diventare cuoco. Chiamava il  suo  cancro, un rabdomiosarcoma, “il male”. Purtroppo Angelo non ce l’ha fatta: mi manca moltissimo – racconta l’insegnante.  
(iodonna.it)

 

 

Il valore dello studio per i ragazzi ricoverati

A molti di noi viene spontaneo domandarsi come sia possibile trasmettere amore per lo studio a bambini e ragazzi che lottano per sopravvivere in un ambiente così diverso, e non certo in positivo, dalla scuola e dalla propria casa.

Sono loro stessi che bramano per studiare. In ospedale, la scuola diventa una terapia, una motivazione a non arrendersi: rinforza la speranza nel futuro, la voglia di farcela. Impegnandosi sui libri, i ragazzi si sentono ancora connessi con il mondo che hanno lasciato fuori, distraendosi dalla sofferenza: lo studio in corsia diventa un lusso, una gioia. E, appena mettono piede in reparto, crescono di colpo: diventano molto responsabili e non vogliono sia loro regalato nulla.
Nessuno mi ha mai detto: “Ah, io sto male, merito indulgenza”. Anzi a volte chiedono più compiti, per riempire il vuoto dei weekend, tanto  che alcuni hanno 9 e 10 in italiano. Non sono obbligati a seguire le lezioni, ma attraverso la scuola cercano quella normalità di cui la malattia li ha privati.

(Ibidem)

 

 

Daniela Di Fiore: a spiegare alcuni autori mi trovo in imbarazzo

Daniela racconta come a volte presentando qualche autore si tocchino senza volerlo corde estremamente dolorose.

Mi sono sentita una stupida quando ho dovuto affrontare il carpe diem di Orazio con un alunno. Lui quel concetto lo conosceva meglio di tutti, persino meglio di Orazio. Sapeva bene che la morte è dietro l’angolo e dunque dobbiamo vivere ogni istante come fosse l’ultimo. E mentre io spiegavo, in grande imbarazzo, lui annuiva.

(iodonna.it)

 

 

Il dolore di trovare il letto vuoto

Qual è il momento più difficile da affrontare per un insegnante che svolge la sua opera in contesti simili?

Ogni volta che trovo un letto vuoto. Noi insegnanti ospedalieri possiamo rivolgerci a degli psicologi quando ci sembra di non reggere più.
Ma ciò che mi dà la forza di andare avanti dopo ogni dolore è il senso del dovere da compiere fino in fondo, per gli altri alunni: quando ho saputo della morte di Angelo stavo spiegando a Elena le Crociate, impegnandomi a raccontargliele perfettamente. Alla fine, sono sempre i ragazzi a darmi la  forza: quando li vedo tornare per i controlli, sani e radiosi, per me è un momento importantissimo. Una ragazza, Fulvia, è venuta apposta da Napoli per portarmi la bomboniera dei suoi 18 anni.

(Ibidem)

 

 

Daniela Di Fiore: i ragazzi sono la mia bussola

Tornando al momento in cui ha avuto la tentazione di rinunciare confida:

Invece sono rimasta, perché questi ragazzi mi hanno insegnato il senso della vita. La pazienza, il coraggio. Sono la mia bussola. Quando un alunno ti manda un sms alle 6 di  mattina, chiedendoti di arrivare un po’ prima così potrà fare lezione prima della radioterapia, non puoi non pensare che siano loro a insegnare a te il modo più bello di stare al mondo.

(iodonna.it)

 

 

Fonte: Aleteia

 

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