Papa: “Il nostro mondo ha bisogno di uomini e donne in seconda linea”

-M. Michela Nicolais-

 

Papa Francesco ha dedicato la seconda catechesi su San Giuseppe al suo ruolo nella storia della salvezza. “Uomo che passa inosservato”, nella  nostra “società gassosa” ci ricorda l’importanza dei legami

 

 

“Il mondo ha bisogno di questi uomini e di queste donne: uomini e donne in seconda linea, ma che sostengono lo sviluppo della nostra vita, di ognuno di noi e che con la preghiera, l’esempio, l’insegnamento ci sostengono nella strada della vita”. Con queste parole, pronunciate a braccio, il Papa ha spiegato il ruolo di San Giuseppe, nella seconda catechesi a lui dedicata, pronunciata in Aula Paolo VI, in occasione dell’udienza generale di mercoledì 24 novembre.

 

“La figura di Giuseppe, seppur apparentemente marginale, discreta, in seconda linea, rappresenta invece un tassello centrale nella storia della salvezza”, la tesi di Francesco, che ha fatto notare come “Giuseppe vive il suo protagonismo senza mai volersi impadronire della scena”. “Se ci pensiamo – ha osservato il Papa – le nostre vite sono tessute e sostenute da persone comuni – solitamente dimenticate – che non compaiono nei titoli dei giornali e delle riviste”.

“Quanti padri, madri, nonni e nonne, insegnanti mostrano ai nostri bambini, con gesti piccoli e quotidiani, come affrontare e attraversare una crisi riadattando abitudini, alzando gli sguardi e stimolando la preghiera”, ha esclamato il Papa: “Quante persone pregano, offrono e intercedono per il bene di tutti”.

 

“Tutti possono trovare in San Giuseppe, l’uomo che passa inosservato, l’uomo della presenza quotidiana, discreta e nascosta, un intercessore, un sostegno e una guida nei momenti di difficoltà”, ha assicurato il Santo Padre: “Egli ci ricorda che tutti coloro che stanno apparentemente nascosti o in seconda linea hanno un protagonismo senza pari nella storia della salvezza”.

“Nel Vangelo di Luca, Giuseppe appare come il custode di Gesù e di Maria. E per questo egli è anche il custode della Chiesa”, ha spiegato il Papa a braccio:  “Se è stato custode di Gesù e Maria, adesso che è nei cieli continua a fare il custode, in questo caso della Chiesa”. “Per favore non dimenticatevi di questo”, l’appello ancora fuori testo: “Oggi San Giuseppe protegge la Chiesa, e continuando a proteggere la Chiesa continua a proteggere il Bambino e sua madre”.

 

Secondo Francesco, “questo aspetto della custodia di Giuseppe è la grande risposta al racconto della Genesi. Quando Dio chiede conto a Caino della vita di Abele, egli risponde: ‘Sono forse io il custode di mio fratello?’. Giuseppe, con la sua vita, sembra volerci dire che siamo chiamati sempre a sentirci custodi dei nostri fratelli, custodi di chi ci è messo accanto, di chi il Signore ci affida attraverso le circostanze della vita”.

A questo proposito, il Papa ha corretto la celebre definizione di Zygmunt Bauman: “Una società come la nostra, che è stata definita liquida, perché sembra non avere consistenza – io correggerò quel filosofo,  dirò più di liquida: gassosa – questa società liquida, gassosa, trova nella storia di Giuseppe un’indicazione ben precisa sull’importanza dei legami umani”.

 

“Il Vangelo ci racconta la genealogia di Gesù, oltre che per una ragione teologica, per ricordare a ognuno di noi che la nostra vita è fatta di legami che ci precedono e ci accompagnano”, ha argomentato Francesco, che poi ha proseguito a braccio:

“Il Figlio di Dio, per venire al mondo, ha scelto la via dei legami, la via della storia: non è sceso nel mondo magicamente, ha fatto la strada storica che facciamo tutti noi”. “Penso a tante persone che fanno fatica a ritrovare dei legami significativi nella loro vita, e proprio per questo arrancano, si sentono soli, non hanno la forza e il coraggio per andare avanti”, l’abbraccio del Papa, che ha concluso la catechesi “con una preghiera che aiuti loro e tutti noi a trovare in San Giuseppe un alleato, un amico e un sostegno:

 

‘San Giuseppe, tu che hai custodito il legame con Maria e con Gesù,
aiutaci ad avere cura delle relazioni nella nostra vita.
Nessuno sperimenti quel senso di abbandono che viene dalla solitudine.
Ognuno si riconcili con la propria storia, con chi lo ha preceduto,
e riconosca anche negli errori commessi
un modo attraverso cui la Provvidenza si è fatta strada,
e il male non ha avuto l’ultima parola.
Mostrati amico per chi fa più fatica,
e come hai sorretto Maria e Gesù nei momenti difficili,
così sostieni anche noi nel nostro cammino. Amen’”.

 

 

Fonte: agensir

 

 

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